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Leopardi e l'eredità di Foschi
Si svolgeranno oggi alle 10 a Recanati i funerali di Franco Foschi,
presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani ed ex ministro, morto
l’altro giorno all’ospedale Torrette di Ancona all’età di 76 anni. Alla
famiglia sono giunti telegrammi di cordoglio dal presidente della
Repubblica, dal presidente del Consiglio e dai presidenti del Senato e della
Camera.
di Lucio Felici*
Non c’è studioso di Leopardi che non abbia conosciuto Franco Foschi. Ma la
sua è stata una personalità poliedrica, che ha lasciato impronte in diversi
campi, il cui tratto di congiunzione e sintesi è da ravvisare in una
prospettiva sempre tesa a finalità umanitarie e sorretta da una genuina fede
cristiana. Stimato neuropsichiatra, ha promosso iniziative a favore di
anziani e disabili, e si è occupato costantemente delle condizioni dei
lavoratori, insegnando da ultimo Medicina del lavoro nell’Università di
Urbino. Lunga e intensa la sua carriera politica: sindaco di Recanati dal
1960 al 1970, parlamentare per sette legislature, sottosegretario al Lavoro,
alla Sanità e agli Esteri, ministro del Lavoro nei governi Cossiga e
Forlani. Anche nel ricoprire queste cariche, il suo impegno principale è
stato di carattere sociale, in quanto ha messo la sua scienza al servizio
della salute dei cittadini e ha profuso energie p er alleviare le
sofferenze, o risolvere le situazioni spesso drammatiche, degli emigrati.
Ma, umanista di solide basi, Foschi coltivò due grandi passioni, Recanati e
Leopardi, che inevitabilmente andarono a fondersi. Nominato nel 1987
direttore del Centro nazionale di studi leopardiani (del quale divenne poi
presidente), nell’arco di venti anni ha impresso a questa istituzione un
prestigio e una vitalità senza precedenti. Uno dei suoi grandi meriti è
stato quello di sottrarla a ipoteche accademiche o politiche e, quindi, di
farne un luogo di cultura aperto a studiosi di qualsiasi formazione e
provenienza, con una particolare attenzione ai giovani, per i quali Foschi
ha istituito borse di studio e premi per tesi di laurea e dottorato. Ciò ha
consentito di proiettare il Centro sulla scena internazionale, ossia di
intrecciare collaborazioni con università e studiosi di ogni paese, di
creare a Recanati seminari per studenti stranieri, di promuovere
capillarmente la conoscenza dell'opera di Leopardi in culture che fino
allora lo aveva no ignorato o quasi: basti pensare che è diventato di casa a
Recanati un poeta e critico come Yves Bonnefoy e che le opere di Leopardi
sono state ormai tradotte in tutte le lingue colte, persino in cinese. Tale
strategia di diffusione è stata resa possibile dalla legge speciale di
finanziamento del progetto «Leopardi nel mondo», fatta approvare da Foschi
nel 1992, quando presiedeva la Commissione Cultura della Camera. Quel
finanziamento - ora, ahimè, estinto - permise l’esplosione di decine e
decine di convegni in ogni parte del mondo durante le celebrazioni del
bicentenario della nascita del poeta, dando origine a pubblicazioni di alto
valore scientifico. Inoltre, sempre in quell’occasione, furono istituite le
prime tre Cattedre leopardiane (a Macerata, a Birmingham e a Buenos Aires) e
venne fondato a Recanati il Centro mondiale della poesia e della cultura, di
cui è stato presidente onorario, fino alla morte Mario Luzi.
Nel corso della lunga malattia, Foschi è rimasto vigile sulle sue creature
e, con lungimiranza, ha voluto affiancare al Consiglio di amministrazione
del Centro un Comitato scientifico che assicurasse continuità al suo
operato: un’eredità preziosa, che potrà essere salvata solo se troverà la
fiducia e il sostegno delle istituzioni e della comunità culturale del
paese.
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Coordinatore del Comitato scientifico del Centro Nazionale di Studi
Leopardiani
Fuente: 'Il Mattino' di Napoli il giorno 19 agosto 2007
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