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Argentina, la fame uccide i bambini
Quattro
piccoli morti a Tucumán. Il governo non paga il debito con la Banca
mondiale
BUENOS AIRES - Maria Rosa aveva sei anni e
pesava soltanto nove chili. Non è riuscita ad arrivare viva in ospedale,
spegnendosi come un bambolotto tra le braccia della madre, che l'aveva
partorita quando era adolescente, a quindici anni. Il fratellino
Pablo(Foto1: fuente Clarín 17 11 2002), quattro anni e sette chili, ce
l'ha fatta a finire in tempo sotto una flebo.
Ma
il piccolo lotta ancora: non si sa se riuscirà a superare i danni
cerebrali provocati da un male che in questo angolo del mondo non era mai
esistito: la fame. Nemmeno quattro anni di crisi economica e la caduta
libera verso il sottosviluppo hanno abituato l'Argentina a ricevere una
notizia come questa: nel Paese un tempo chiamato il «granaio del mondo»
dilaga la denutrizione e può accadere che bambini muoiano per mancanza di
cibo. Lo choc è stato forte, dato l'ampio spazio dato da tv e giornali
alla conferma che sono ben quattro i casi negli ultimi giorni nella
provincia di Tucumán, nel Nord del Paese.
Oltre a Maria Rosa, altri tre bambini tra due e sei anni sono morti senza
nemmeno arrivare in ospedale. Ciascuno pesava poco più di un neonato. In
un primo momento, forse per vergogna, ai quattro era stata diagnosticata
una grave forma di parassitosi intestinale. Vivevano in case miserabili,
dove la mancanza di acqua potabile e di norme igieniche determinano indici
molto alti di mortalità infantile. «Nemmeno per sogno, sono morti di
fame - ha precisato poi Juan Masaguer, presidente della Asl della
provincia -. L'85 per cento dei bambini di Tucumán soffrono di parassiti.
Non si muore per questo». La provincia di Tucumán è da sempre una delle
meno sviluppate dell'Argentina. E oggi continua a guidare la classifica
della crisi: il 57 per cento della popolazione è povera e il 20 per cento
miserabile. Chiche Duhalde, moglie del presidente e responsabile delle
Politiche sociali, ha accusato il governatore Julio Miranda di non saper
distribuire generi alimentari con i 1,7 miliardi di pesos (500 milioni di
euro) che Buenos Aires spedisce alla provincia. La risposta è stata che
con il 50 per cento di disoccupazione e un sistema sanitario al collasso
è impossibile tenere sotto controllo la mappa del disagio, al di fuori
delle grandi città. Tucumán è la punta, ma ci sono molte aree del Paese
dove la crisi si è trasformata in una questione di sopravvivenza. Proprio
oggi approda in Parlamento una proposta di legge popolare, con un milione
di firme, chiamata «La fame più urgente», che chiede un piano di
emergenza nazionale. Iniziativa curata, tra gli altri, dal quotidiano La
Nación , partner del Corriere in Argentina.
Sul fronte economico, in tanto, mentre da più parti si segnalano dati
confortanti sulla produzione industriale che indicherebbero il fondo del
pozzo della recessione, l'Argentina resta un Paese lontano dal ritrovare
un rapporto di fiducia degli organismi internazionali. Le trattative con
il Fondo monetario si trascinano stancamente da mesi, senza una soluzione.
Da ieri, non sono migliorati i rapporti con la Banca mondiale, dopo che il
governo ha deciso di non pagare un debito in scadenza per 805 milioni di
dollari con questa istituzione, ma solo i vecchi interessi. Il nuovo default
, a quasi un anno dalla dichiarazione di insolvenza sul grosso del
debito estero (95 miliardi di dollari), rischia di tagliare fuori
l'Argentina da una delle fonti disponibili di credito per finanziare le
esportazioni e ridare fiato all'economia.
Ma mancano pochi mesi alle presidenziali e tutte le attenzioni sono
rivolte alla politica interna. I sondaggi confermano una situazione
incerta. Due ex presidenti in testa ai sondaggi, Carlos Menem (14 per
cento), sotto accusa per traffico di armi, e Adolfo Rodríguez Saa (19 per
cento), capo di Stato per 5 giorni dopo la caduta di De la Rúa. Entrambi
peronisti, dovrebbero giocarsi le primarie a gennaio. A sinistra c'è solo
Elisa Carriò, che non arriverebbe al 10 per cento.
IL
NORD POVERO La provincia di Tucumán è fra le più povere d'Argentina. Su
una popolazione di 1,3 milioni di persone, conta il 57,6 per cento di
poveri e il 19,4 per cento di indigenti
IL PAESE IN CRISI
In quello che per 100 anni è stato chiamato «il granaio del mondo», la
crisi economica degli ultimi anni si è infiltrata profondamente nel
tessuto sociale
I BAMBINI E LA FAME
Secondo l’Organizzazione non governativa argentina «Gruppo Sophia» nel
Paese muoiono tre bambini al giorno per denutrizione o per malattie a essa
collegate. Il 67 per cento dei bambini e adolescenti argentini vive
attualmente sotto il livello di povertà. In numeri questo significa 8,6
milioni di minori argentini poveri e la metà indigenti
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Fuente:Rocco Cotroneo. Corriere della Sera esteri pag 12 venerdì
15 novembre 2002
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